Il libro


Luciano Piras
Liberi dentro. Istentales: un tour nelle carceri
Edizioni Solinas, Nuoro 2010

Un viaggio nelle carceri della Sardegna (e non solo) sulle ali della musica. Un insolito reportage dai penitenziari dell'isola attraverso le tappe di un tour mai visto prima: il tour degli Istentales nei principali istituti sardi. Con due puntate oltre Tirreno: a Spoleto, la prima; a Volterra, la seconda. Un racconto tutt'altro che consueto, dunque, quello che viene fuori leggendo il nuovo libro di Luciano Piras, Liberi dentro. Istentales: un tour nelle carceri (Nuoro, Edizioni Solinas). Pagine di vita vissuta, dei detenuti, prima di tutto, che scontano la loro pena e saldano il loro debito con la società; ma anche di chi nelle carceri lavora quotidianamente, quasi sempre tra mille e mille altre difficoltà. Difficoltà dovute principalmente all'eterno problema del sovraffollamento e alla carenza di organico, piaghe comuni da un capo all'altro dell'isola, da Buoncammino a San Sebastiano. Le celle, infatti, scoppiano a scadenze ormai regolari, mentre gli agenti di polizia penitenziaria sono sempre meno e le strutture rimangono immutate, quelle di sempre: vecchie e ai limiti dell'agibilità.
Piras, giornalista della Nuova Sardegna, comincia il viaggio nelle carceri in compagnia degli Istentales dalle statistiche più recenti, quelle registrate il 31 agosto 2009: quando la Nazione conta 64.179 detenuti. Un record. Ossia: 21mila detenuti in più rispetto ai posti letto disponibili nei penitenziari. Che hanno una capienza cosiddetta “tollerabile” ferma 64.111 persone. Nelle dodici carceri sarde, invece, i reclusi sono 2.169. Eppure la capienza regolamentare è ferma a 1.957 posti letto. Quella “tollerabile”, ai limiti della norme costituzionali, è di 2.643 unità (i dati sulla Sardegna si riferiscono al 13 febbraio 2009). L'organico di polizia penitenziaria è pari a 1.174 unità, mentre la pianta organica ministeriale (ferma al 2 febbraio 2001) è di 1.324 unità. Inevitabile, quindi, il sovraccarico di lavoro e la rinuncia “forzata” alle ferie, ai riposi, ai giorni di congedo, che vanno perciò sempre più accumulandosi.
È in questo quadro che va inserita la singolare iniziativa voluta dagli Istentales e organizzata dall'Amministrazione penitenziaria. Anche se il progetto iniziale della band venne amaramente bocciato in tronco nel 2000. Quattro anni dopo, invece, è evidente che nelle carceri isolane tira aria nuova, grazie al coraggio e alla determinazione di alcuni direttori evidentemente sostenuti dai vertici del Dap e del Ministero. Il 21 dicembre 2004 comincia così la serie dei concerti degli Istentales per i detenuti. Prima tappa: Nuoro, Badu 'e Carros. Penitenziario afflitto da numerosi problemi, eppure al centro di una nuova stagione di intenso rinnovamento culturale, che apre le sbarre e proietta la realtà carceraria all'esterno, nella società cosiddetta “libera”. Per gli Istentales è un successo senza precedenti, un sogno che si realizza. Non a caso il tour va avanti e fa tappa nella Colonia penale di Mamone, nel carcere cagliaritano di Buoncammino, in quello sassarese di San Sebastiano e in quello minorile di Quartucciu. Mentre i detenuti di Macomer vengono persino alla ribalta con una canzone scritta da loro stessi, “Belli dentro”, cantata proprio con gli Istentales e pubblicata in un cd.
Particolarmente importanti le tappe a Spoleto e a Volterra, dove i sardi detenuti raccontano un'altra realtà, ben diversa da quella che si respira nelle carceri isolane. Ogni volta, ogni concerto, infatti, è l'occasione giusta per fotografare da vicino un pianeta altrimenti sconosciuto. Ne viene fuori una preziosa panoramica sulla vita quotidiana dietro le sbarre, tra affanni, delusioni, turbamenti, ma anche speranze e voglia di ricominciare. Liberi dentro. Istentales: un tour nelle carceri, insomma, è uno spaccato della storia recente della Sardegna, vista e raccontata da un angolo spesso lasciato ai margini, spesso dimenticato da tutto e da tutti. Non dagli Istentales, evidentemente, che per questo libro mettono anche a disposizione le lettere che ricevono dai detenuti nei diversi penitenziari dell'isola e della penisola. Non mancano i testi delle canzoni sul tema, testi forti e dirompenti, talvolta al centro di polemiche, testi che danno voce tuttavia a chi voce altrimenti non ne avrebbe mai. Canti di dolore, scritti in occasione di eventi drammatici, che testimoniano comunque il miracolo della musica. Perché la musica nelle carceri dona sempre la speranza per un mondo migliore.